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	<title>Stephen Leahy - Giornalista Ambientale</title>
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		<title>Stephen Leahy - Giornalista Ambientale</title>
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		<title>Lo scioglimento dei ghiacci artici rivela una tendenza inarrestabile</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 14:59:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stephen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[By Stephen Leahy
UXBRIDGE, Canada, 10 settembre 2008 (IPS)
Una distesa di ghiaccio di 50 chilometri quadrati lungo la costa settentrionale dell’isola canadese di Ellesmere è semplicemente “scomparsa” nel giro di tre giorni, lasciando scoperta una costa che era rimasta sepolta dal ghiaccio per più di 4mila anni.
Nello stesso tempo, la spessa coltre di ghiaccio permanente della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=32&subd=ambientale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>By Stephen Leahy</em></p>
<p>UXBRIDGE, Canada, 10 settembre 2008 (IPS)</p>
<p><strong>Una distesa di ghiaccio di 50 chilometri quadrati lungo la costa settentrionale dell’isola canadese di Ellesmere è semplicemente “scomparsa” nel giro di tre giorni, lasciando scoperta una costa che era rimasta sepolta dal ghiaccio per più di 4mila anni.</strong></p>
<p>Nello stesso tempo, la spessa coltre di ghiaccio permanente della banchisa polare artica si è ridotta fin quasi a raggiungere il record del 2007, con 2,6 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio in meno rispetto alla media minima estiva. La perdita di ghiaccio quest’anno è stata enorme, su un’area che per estensione supera quella degli stati dell’Alaska e del Texas messi insieme.</p>
<p>”Posso ipotizzare che la riduzione della banchisa polare non supererà il record dell’anno scorso”, sostiene Walter Meier del National Snow and Ice Data Centre dell’Università del Colorado a Boulder.</p>
<p>Quest’anno, si prevede che il calo della banchisa polare raggiungerà il suo picco massimo nei prossimi giorni. “Il calo (del 2008) rappresenta già la seconda maggiore perdita di ghiaccio estivo, benché le temperature non siano state calde quanto l’anno scorso”, ha spiegato Meier all’IPS.</p>
<p>via <a href="//www.ipsnotizie.it/print.php?idnews=1284&quot;">CAMBIAMENTO CLIMATICO: Lo scioglimento dei ghiacci artici rivela una tendenza inarrestabile </a></p>
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		<title>CAMBIAMENTO CLIMATICO: Il futuro è adesso</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 03:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stephen</dc:creator>
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Stephen Leahy
Le nostre dita sono incollate al termostato globale, e lo spingono sempre più in alto, mentre la catastrofe climatica ha già iniziato a rimodellare l&#8217;umanità.
BROOKLIN, Canada, 3 aprile 2008 (IPS) &#8211;  Siccità. Inondazioni. Ondate di calore. Tornado e uragani. Un tempo prodotti esclusivi delle forze naturali, oggi sono amplificati dalle massicce quantità di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=26&subd=ambientale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://ambientale.files.wordpress.com/2008/08/climate-chaos-kills-art-not-oil.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-27" src="http://ambientale.files.wordpress.com/2008/08/climate-chaos-kills-art-not-oil.jpg?w=300&#038;h=205" alt="" width="300" height="205" /></a><br />
<strong>Stephen Leahy</strong><em></p>
<p><strong>Le nostre dita sono incollate al termostato globale, e lo spingono sempre più in alto, mentre la catastrofe climatica ha già iniziato a rimodellare l&#8217;umanità.</strong></p>
<p><strong>BROOKLIN, Canada, 3 aprile 2008 (IPS) &#8211; </strong> Siccità. Inondazioni. Ondate di calore. Tornado e uragani. Un tempo prodotti esclusivi delle forze naturali, oggi sono amplificati dalle massicce quantità di calore addizionale imprigionato dall’atmosfera a causa della combustione di combustibili fossili, è l’allarme degli scienziati.</p>
<p>Simili calamità non sono più lontane nel tempo e nello spazio. Negli ultimi vent’anni, decine di milioni di persone sono già state colpite da climi estremi, violenti, e innaturali.</p>
<p>Le emissioni annuali di diossido di carbonio (CO2) che trattiene calore, oggi sono tre volte più elevate rispetto agli anni ‘90. Se anche si potesse fare l’impossibile – interrompere adesso tutte le emissioni di CO2 – la media della temperatura globale continuerà a crescere dagli attuali 0,8 gradi C sopra i normali 1,6 – 1,8 gradi, dimostrano i dati. E la nuova temperatura media globale rimarrebbe più elevata rispetto alla temperatura normale per i successivi 500 anni, a causa del tempo che ci impiegherebbero gli oceani surriscaldati a raffreddarsi. <span id="more-26"></span></p>
<p>Per proteggere la Terra da un riscaldamento superiore a 2,0 gradi C, punto estremo potenzialmente catastrofico, le emissioni di diossido di carbonio dovrebbero essere completamente eliminate in pochissimo tempo, ribadiscono i ricercatori in un recente studio pubblicato a marzo dalla rivista Geophysical Research Letters.</p>
<p>Proprio come una padella, che rimarrebbe rovente e inizierebbe a raffreddarsi solo dopo aver spento i fornelli, il calore trattenuto dagli oceani manterrà caldo il clima anche se diminuisse l’effetto di riscaldamento dei gas serra. Aggiungendo altri gas serra, anche a un tasso inferiore rispetto a oggi, la situazione peggiorerebbe e gli effetti persisterebbero nei secoli, riferiscono allarmati gli scienziati.</p>
<p>Tuttavia, il tasso di utilizzo dei combustibili fossili sale vertiginosamente. Lo scorso autunno, l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) ha riferito l’attuale tendenza di crescita, legata ai nuovi impianti energetici di combustione del carbone, che porteranno la temperatura media globale fino a 3,0 gradi entro il 2030, con il rischio che salga fino a 6,0 gradi C nei successivi decenni.</p>
<p>”Cosa succederebbe se scoprissimo domani l’imminenza di una catastrofe climatica, nel caso in cui il nostro pianeta si riscaldasse ulteriormente? Per ridurre sufficientemente le emissioni ed evitare la catastrofe, dovremmo tagliare quasi a zero tutte le emissioni – e immediatamente”, ha dichiarato Ken Caldeira, ricercatore climatico alla Carnegie Institution della Stanford University, e co-autore del rapporto.</p>
<p>Tuttavia, non potremmo raggiungere lo zero in un anno, e la Terra si trasformerebbe in una gigantesca palla di fuoco.</p>
<p>Gli effetti del clima fanno accadere gli eventi molto velocemente, osserva Ted Scambos, ricercatore e scienziato al National Snow and Ice Data Centre di Boulder, in Colorado.</p>
<p>Dieci anni fa, l’Artico era un’enorme calotta ricoperta di ghiaccio e neve. In meno di un decennio, nei mesi estivi e autunnali diventerà un oceano torbido e aperto con frammenti bianchi di ghiaccio galleggiante.</p>
<p><a href="http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=1153" target="_blank"><strong></strong></a><strong><a> Il futuro è adesso</a> </strong></p>
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		<title>Il raggio d&#8217;azione si dissolve, come i ghiacciai</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 03:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stephen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Stephen Leahy
 I ghiacciai, roccaforti d’acqua dolce del pianeta, continuano a sciogliersi a velocità record, secondo un nuovo rapporto dell’Onu.
BROOKLIN, Canada, 19 marzo 2008 (IPS) &#8211;  Il tasso medio di assottigliamento e di scioglimento dei ghiacciai è raddoppiato tra il 2004 e il 2006, riferisce il World Glacier Monitoring Service (WGMS), un centro presso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=21&subd=ambientale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><a href="http://ambientale.files.wordpress.com/2008/08/isfjorden-ved-jakobshavn-ilulissat-greenland-sml.jpg"><img class="size-full wp-image-22 aligncenter" src="http://ambientale.files.wordpress.com/2008/08/isfjorden-ved-jakobshavn-ilulissat-greenland-sml.jpg?w=500&#038;h=358" alt="" width="500" height="358" /></a><em><strong><br />
Stephen Leahy</strong></em></p>
<p><strong> I ghiacciai, roccaforti d’acqua dolce del pianeta, continuano a sciogliersi a velocità record, secondo un nuovo rapporto dell’Onu.</strong></p>
<p><strong>BROOKLIN, Canada, 19 marzo 2008 (IPS) &#8211; </strong> Il tasso medio di assottigliamento e di scioglimento dei ghiacciai è raddoppiato tra il 2004 e il 2006, riferisce il World Glacier Monitoring Service (WGMS), un centro presso l’Università di Zurigo, Svizzera.</p>
<p>“Gli ultimi dati sembrano confermare ciò che si presenta come un trend di accelerazione, apparentemente inarrestabile”, secondo Wilfried Haeberli, direttore del WGMS.</p>
<p>L’accelerazione nello scioglimento dei ghiacciai è un chiaro indicatore del fatto che il cambiamento climatico ha ormai preso piede, e che milioni o addirittura miliardi di persone ne rimarranno colpite, avverte Achim Steiner, direttore esecutivo del Programma Onu per l’ambiente (Unep).<span id="more-21"></span></p>
<p>I ghiacciai alimentano i fiumi, da cui i popoli della terra dipendono completamente &#8211; 360 milioni dal Gange in India e 388 milioni solo dal fiume Yangtze in Cina. L&#8217;acqua in quantità inferiore e l’irregolarità delle correnti, ostacoleranno la semina dei raccolti in queste regioni e in altre parti del mondo. Il rapido scioglimento dei ghiacciai produce inoltre alluvioni e fa alzare il livello dei mari. In media, c’è un metro d’acqua dolce in ogni 1,1 metri di ghiaccio di ghiacciaio.</p>
<p>Il WGMS ha ricostruito il movimento dei ghiacciai per oltre un secolo. Una serie di dati continui sull’equilibrio di massa annuale, espresso come variazione di spessore, è disponibile su 30 ghiacciai di riferimento dal 1980. La perdita di ghiaccio nel 2006 è stata particolarmente alta, quasi il triplo che nel 2005. Nel complesso, dal 1980, i ghiacciai hanno visto in media una perdita netta di 11,5 metri di spessore del ghiaccio. Tali perdite sono chiaramente visibili in diverse parti del mondo.</p>
<p>Alcuni dei fenomeni più drammatici di ritiro dei ghiacciai si sono verificati in Europa, con l’assottigliamento del ghiacciaio Breidalblikkbrea in Norvegia di circa 3,1 metri solo nel 2006. Studi recenti indicano che il volume della maggior parte dei ghiacciai sudamericani dalla Colombia al Cile e all’Argentina si sta riducendo drasticamente, a un ritmo accelerato.</p>
<p>Anche quasi tutti i ghiacciai negli Usa si stanno sciogliendo, segnala William Bidlake, esperto di ghiacciai presso l’U.S. Geological Survey, stato di Washington.</p>
<p>”C’è stato un declino complessivo dagli anni ‘50”, ha detto Bidlake all’IPS.</p>
<p>Con l’aumento delle temperature, i ghiacciai si ritirano verso le montagne, verso altitudini maggiori e più fredde. “Abbiamo trovato nuove porzioni di terreni che non vedevano la luce del giorno da migliaia di anni”, ha detto.</p>
<p>Il manto nevoso montano è più importante per le correnti d’acqua negli Usa ma, nei periodi di siccità, sono i ghiacciai a mantenere l’acqua di molti fiumi nei mesi estivi caldi. Sciogliendosi, i ghiacciai hanno meno acqua per rifornire i fiumi.</p>
<p>L’inverno freddo di quest’anno in molte parti dell’emisfero Nord non aiuterà a fermare la tendenza alla dissoluzione, sostiene Richard Alley, glaciologo presso la Penn State University, Usa.</p>
<p>“I ghiacciai non si sciolgono in inverno”, ha detto Alley in un’intervista.</p>
<p>Il clima più freddo e più nevoso del solito ha portato qualcuno a suggerire che la velocità del cambiamento climatico starebbe rallentando. Ma anche se alcuni mesi sono più freddi, o se nell’insieme questo è stato un anno più freddo rispetto allo scorso anno, il trend degli ultimi 30 anni dimostra in modo evidente che le temperature si stanno alzando, secondo l’esperto.</p>
<p><a href="http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=1143" target="_blank"><strong></strong></a><strong><a> Il raggio d&#8217;azione si dissolve, come i ghiacciai</a> </strong></p>
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	</item>
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		<title>CAMBIAMENTO CLIMATICO: Come gli struzzi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 02:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stephen</dc:creator>
				<category><![CDATA[cambiamento di clima]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>

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		<description><![CDATA[
 Analisi di Stephen Leahy
 Le temperature di gennaio più fredde del solito quest’anno negli Stati Uniti hanno fatto uscire dal letargo gli scienziati che negano il cambiamento climatico, che hanno inondato siti web, scritto editoriali e lettere ai giornali sulla “grande bufala del riscaldamento globale”. Si sono addirittura dati appuntamento questa settimana in una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=15&subd=ambientale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://ambientale.files.wordpress.com/2008/08/andean-plateau-altiplano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16" src="http://ambientale.files.wordpress.com/2008/08/andean-plateau-altiplano.jpg?w=509&#038;h=382" alt="" width="509" height="382" /></a><br />
<strong><em> Analisi di Stephen Leahy</em></strong></p>
<p><strong> Le temperature di gennaio più fredde del solito quest’anno negli Stati Uniti hanno fatto uscire dal letargo gli scienziati che negano il cambiamento climatico, che hanno inondato siti web, scritto editoriali e lettere ai giornali sulla “grande bufala del riscaldamento globale”. Si sono addirittura dati appuntamento questa settimana in una conferenza a New York.</strong></p>
<p><strong>BROOKLIN, Canada, 6 marzo 2008 (IPS) &#8211; </strong> “Il riscaldamento globale non è una crisi”, ha dichiarato l’Heartland Institute, organizzatore della “Conferenza internazionale sui cambiamento climatici”. Heartland è una nota lobby di destra che tra il 1999 e il 2005 ha accettato più di mezzo milione di dollari dal gigante petroliferio ExxonMobil, secondo alcuni documenti della Exxon diffusi da Geeenpeace, e migliaia di dollari dall’industria del tabacco.</p>
<p>Non c’è da stupirsi che in una dichiarazione pubblicata martedì scorso, ribadiscano che “bisogna immediatamente abbandonare (ogni sforzo) inteso a ridurre le emissioni di CO2”.</p>
<p>”Il riscaldamento globale artificiale è una bufala totale. Non ha nessun fondamento concreto”, ha urlato Rush Limbaugh, conduttore americano di una radio conservatrice, nel suo show del 27 febbraio, ascoltato da ben 13 milioni di ascoltatori.</p>
<p>&#8220;Quest’inverno da ogni parte dell’emisfero nord si riportano nevicate e freddo record”, ha assicurato Limbaugh.</p>
<p>Più nell’emisfero nord che in Usa o in Canada. È vero, ha fatto freddo anche in Cina e in Medio Oriente, ma ha anche fatto molto caldo in Gran Bretagna e in gran parte d’Europa. All’inizio di febbraio, Edimburgo, Scozia, ha registrato un clima mite intorno ai 14 gradi C, che in questa città è generalmente la temperatura media di luglio. A Mosca, Russia, la capitale più a nord del mondo, le previsioni di questa settimana dicono pioggia e circa 3 gradi C, invece della solita neve con -10 gradi C.</p>
<p>Queste temperature non dimostrano niente. È solo il tempo. Ma il clima è una cosa completamente diversa dalle variazioni giornaliere delle temperature in una qualsiasi regione. Il clima non è altro che l’insieme delle condizioni atmosferiche medie in un dato luogo durante un determinato periodo di tempo. Un gennaio freddo significa che negli Usa è inverno, nient’altro.<span id="more-15"></span></p>
<p>Ma Limbaugh è arrivato ad affermare che gli ultimi dati dell’Istituto Goddard della NASA per gli studi dello spazio (GISS) mostrerebbero che “le temperature globali sono precipitate” nell’ultimo anno, mentre in realtà la NASA ha riferito che il 2007 è stato il secondo anno più caldo mai registrato.</p>
<p>Confutare questo inarrestabile flusso di informazioni inesatte, per non parlare di spudorate menzogne, è diventato un tentativo impossibile. La maggior parte degli scienziati non perde più il proprio tempo in questa faccenda, ritenendo che dare troppa attenzione a questi individui autodefinitisi “scettici del riscaldamento globale” servirebbe solo ad incoraggiare loro e i loro sponsor &#8211; gli interessi corporativi dell’industria dei carburanti fossili, tra gli altri.</p>
<p>Senza nessuna intenzione di mettersi da parte, mentre il mondo lotta per far fronte alla realtà del cambiamento climatico, gli scettici negli Usa stanno tentando la loro ultima mossa. Il mese scorso il Washington Post ha riportato che un nuovo gruppo, appoggiato dall’industria del carbone e dai suoi alleati, starebbe organizzando una battaglia da 35 milioni di dollari per alimentare l’opposizione alle leggi Usa volte a rallentare il cambiamento climatico.</p>
<p>Nonostante le schiaccianti prove scientifiche che la Terra si sta riscaldando, e anche velocemente, persino i quotidiani più autorevoli come il Wall Street Journal e il National Post del Canada continuano a pubblicare articoli d’opinione che gridano ad un’imminente “Era glaciale”, o raffreddamento globale. Pur non essendoci alcuna prova scientifica dietro a tutto questo, i “fatti” vengono spesso distorti e i commenti degli scienziati deliberatamente travisati, e poi citati su blog e siti web per mesi e anche per anni.</p>
<p>Chi nega che gli esseri umani siano la causa del cambiamento climatico continuerà a fare di tutto per confutare e rallentare l’azione. E potrebbero sembrare convincenti, con le loro citazioni di noti esperti e le interpretazioni su opinioni e dati concreti. Ecco un paio di dritte utili per orientarsi.</p>
<p>1: È relativamente facile smascherare un’affermazione sospetta con una semplice ricerca su Google. Un lettore mi ha scritto di recente sostenendo che il riscaldamento globale sarebbe in realtà provocato da variazioni nell’attività solare. La sua prova era un articolo “scientifico” dell’Investor&#8217;s Business Daily che attribuiva queste conclusioni all’Istituto Max Planck di ricerca sul sistema solare, un noto think tank tedesco. Una rapida ricerca sul sito web dell’istituto ha rivelato la loro vera tesi: “L’attività solare colpisce il clima, ma ha solo un ruolo secondario nell’attuale riscaldamento globale”. È in inglese, e si trova ancora sul loro sito.</p>
<p>2: Segui il denaro. Chi beneficia della negazione del cambiamento climatico? Non è troppo difficile arrivarci. Il vicepresidente della General Motors Corp. Bob Lutz, capo dell&#8217;area sviluppo di nuovi prodotti, ha detto recentemente ai giornalisti in Texas che il riscaldamento globale sarebbe una “totale cazzata”. Lutz era già intervenuto su un blog deridendo i tentativi di costringere le case automobilistiche a costruire veicoli più piccoli e a minor consumo energetico, sostenendo che sarebbe come “cercare di risolvere il problema dell’obesità in questo paese costringendo l’industria dell’abbigliamento a vendere taglie più piccole e più attillate”.</p>
<p>Il giornalista Ross Gelbspan ha documentato i passaggi di denaro dell’industria dall’automobile e dei carburanti fossili ai vari istituti e organizzazioni di destra nei suoi due libri: “The Heat is On” e “Boiling Point”.</p>
<p>Quale beneficio avrebbero gli scienziati nell’affermare che gli essere umani stanno involontariamente cambiando il loro clima? I detrattori sostengono che in questo modo otterrebbero dei sussidi per fare ricerca sul cambiamento climatico. È vero, lo fanno, ma potrebbero anche prendere sussidi per indagare sull’inquinamento dell’acqua o lo strato d’ozono.</p>
<p>Per gli scienziati, fare ricerca significa semplicemente porsi delle domande e cercare di darvi delle risposte. In realtà non gli interessa quali saranno le risposte. Sono persone sveglie. Se volessero fare tonnellate di soldi, lavorerebbero a Wall Street, o no?</p>
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		<title>GIORNATA DELLA TERRA: La felicità è un piccola eco-impronta</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 18:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stephen</dc:creator>
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Stephen Leahy

24 aprile 2007 (IPS) &#8211; I bambini di oggi vivranno in un nuovo mondo di mutamenti climatici ed enormemente impoverito delle risorse naturali, il che potrebbe significare una realtà da incubo, oppure aprire la strada a un modo più felice e più leggero di vivere sulla Terra, sostengono gli ambientalisti. 
Le prove scientifiche dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=13&subd=ambientale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span class="marron_titulo_med"></span><span class="marron_titulo_big"></span><a href="http://ambientale.files.wordpress.com/2007/12/2_4amazon_forest.jpg" title="2_4amazon_forest.jpg"></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://ambientale.files.wordpress.com/2007/12/2_4amazon_forest.jpg" title="2_4amazon_forest.jpg"><img src="http://ambientale.files.wordpress.com/2007/12/2_4amazon_forest.jpg?w=636&#038;h=253" alt="2_4amazon_forest.jpg" height="253" width="636" /></a></p>
<p><span class="marron">Stephen Leahy</span><br />
<span class="texto1"><br />
<strong>24 aprile 2007 (IPS) &#8211; I bambini di oggi vivranno in un nuovo mondo di mutamenti climatici ed enormemente impoverito delle risorse naturali, il che potrebbe significare una realtà da incubo, oppure aprire la strada a un modo più felice e più leggero di vivere sulla Terra, sostengono gli ambientalisti. </strong></span></p>
<p>Le prove scientifiche dei problemi ambientali – dalla crescita dei livelli del mare, all’estinzione delle specie, alla desertificazione – mandano un segnale chiaro: l’astronave Terra è arrivata al limite e potrebbe non sostenerci più, come ha fatto per millenni.</p>
<p>”Questo mondo sta finendo; dobbiamo gettare le fondamenta per un nuovo mondo”, sostiene Alice Klein, giornalista e documentarista di Toronto. “Abbiamo una grande opportunità per creare un mondo migliore”, ha detto all’IPS.<span id="more-13"></span></p>
<p>Il film di Klein, “Call of the Hummingbird”, presentato il 22 aprile per la Giornata della Terra al festival Hot Docs di Toronto, racconta 13 giornate del 2005 durante le quali circa 1.000 tra insegnanti, attivisti dell’ambiente, agricoltori, maya, rastafariani, operatori sanitari olistici, funzionari di organizzazioni non governative, leader studenteschi provenienti da tutta l’America Latina e alcuni da Europa e America del Nord si sono accampati nel centrale.</p>
<p>L’obiettivo era vivere sulla terra e creare un eco-villaggio provvisorio di pace, in armonia con la natura e con il prossimo.</p>
<p>Non è stato né facile, né armonioso. C’erano problemi con l’immondizia, i servizi sanitari e, data la diversità dei singoli background, anche solo di relazioni reciproche.</p>
<p>”C’è pochissima formazione o ricerca nei nostri sistemi ufficiali di istruzione circa la risoluzione del conflitto e le relazioni tra individui”, sostiene Klein, osservando che i nostri media ci espongono costantemente a programmazioni violente e cariche di conflitto.</p>
<p>Un’altra questione fondamentale nella cultura moderna è la separazione dalla natura”, ha proseguito. “Non ci rendiamo conto quanto siamo legati al mondo naturale”.</p>
<p><a href="http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=903"><span class="marron_titulo_big">La felicità è un piccola eco-impronta</span> </a></p>
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		<title>Verso un&#8217;economia verde</title>
		<link>http://ambientale.wordpress.com/2007/10/11/verso-uneconomia-verde-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Oct 2007 02:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stephen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stephen Leahy

BROOKLIN, Canada, 1 giugno 2007 (IPS) &#8211; L’umanità sta affrontando sfide storiche e senza precedenti a causa del cambiamento climatico e del rapido declino degli ecosistemi che sostengono la vita. 
Lo stato degli ecosistemi del Millennio (MA, Millennium Ecosystem Assessment) del 2005 rivela che l’83 per cento dei sistemi naturali del pianeta è in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=11&subd=ambientale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><font size="2"><span class="marron_titulo_big"></span><span class="marron">Stephen Leahy</span><a href="http://ambientale.files.wordpress.com/2007/10/restore-cover-wri-sml.jpg" title="restore-cover-wri-sml.jpg"><img src="http://ambientale.files.wordpress.com/2007/10/restore-cover-wri-sml.jpg" alt="restore-cover-wri-sml.jpg" align="right" /></a><br />
<span class="texto1"><br />
<strong>BROOKLIN, Canada, 1 giugno 2007 (IPS) &#8211; L’umanità sta affrontando sfide storiche e senza precedenti a causa del cambiamento climatico e del rapido declino degli ecosistemi che sostengono la vita. </strong></span></p>
<p>Lo stato degli ecosistemi del Millennio (<a href="http://www.millenniumassessment.org/%5C">MA, Millennium Ecosystem Assessment</a>) del 2005 rivela che l’83 per cento dei sistemi naturali del pianeta è in grave crisi o quasi. Alla situazione già gravissima, si aggiunge la doppia pressione dovuta alla crescita demografica e agli stili di vita sempre più consumistici.</p>
<p>Si prevede l’aumento della popolazione globale dagli attuali 6,6 miliardi a 9 miliardi entro il 2050. Sebbene avessimo gia superato a metà degli anni ’80 il limite dell’utilizzo sostenibile delle risorse naturali, molti dei 2,4 miliardi di persone che abitano in Cina e in India, proprio ora stanno lottando strenuamente per avvicinarsi allo stile di vita materialistico dei nord-americani.<span id="more-11"></span></p>
<p>Come possiamo trovare la nostra strada contro la calamità globale che a quanto pare travolgerà rapidamente la razza umana?</p>
<p>L’umanità ha bisogno di un approccio assolutamente nuovo per gestire le risorse da cui tutti noi dipendiamo, ha detto Janet Ranganathan, direttrice del Programma per i popoli e gli ecosistemi del <a href="http://www.wri.org/biodiv/pubs_description.cfm?pid=4309">World Resources Institute</a>, gruppo ambientalista con sede a Washington.</p>
<p>”Abbiamo bisogno di nuovi metodi per prendere decisioni a tutti i livelli che valorizzino completamente gli ecosistemi e i servizi che ci rendono”, ha aggiunto.</p>
<p>Agricoltura e foreste in quasi tutti i paesi servono solo per massimizzare la produzione alimentare o di legname, ma bisogna iniziare a coinvolgere anche i beni ecologici, e i servizi che anche l’ecosistema offre. Data la particolare importanza di questi servizi, gli ecosistemi dovrebbero essere preservati e migliorati.</p>
<p>”Gli ecosistemi in buona salute sono la nostra migliore protezione dagli impatti del cambiamento climatico”, ha detto all’IPS Ranganathan.</p>
<p><span class="texto1">I finanziamenti per tali servizi dovrebbero venire da tasse sulle sostanze inquinanti, compresa una tassa sul carbonio, sui sistemi “cap and trade” e su altri meccanismi finanziari, ha aggiunto.</span></p>
<p>In Ecuador, un Fondo per la conservazione dell’acqua (<a href="http://http://www.fonag.org.ec/">FONAG</a>) raccoglie le tasse dei consumatori tra chi beneficia dell’acqua nelle Bioriseve del Condor – una rete di aree pubbliche protette di 5,4 milioni di acri, con fattorie, allevamenti e territori indigeni. Questi fondi vengono utilizzati per progetti di gestione di spartiacque, rivela un nuovo rapporto dal titolo “<a href="http://www.wri.org/biodiv/pubs_description.cfm?pid=4309">Ripristinare il capitale naturale: Agenda d’azione per sostenere i servizi dell’ecosistema</a>”, di cui Ranganathan è co-autore.</p>
<p><a href="http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=932"><span class="marron_titulo_big">Verso un&#8217;economia verde</span></a></font></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ambientale.wordpress.com/11/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ambientale.wordpress.com/11/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ambientale.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ambientale.wordpress.com/11/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ambientale.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ambientale.wordpress.com/11/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ambientale.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ambientale.wordpress.com/11/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ambientale.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ambientale.wordpress.com/11/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ambientale.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ambientale.wordpress.com/11/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=11&subd=ambientale&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>SVILUPPO: Il capitalismo può essere verde?</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 14:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stephen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stephen Leahy











TORONTO, 15 maggio 2007 (IPS) &#8211; Il capitalismo si è rivelato non sostenibile a livello ambientale e sociale, e perciò la prosperità futura dovrà venire da un nuovo modello economico, sostengono alcuni esperti. Su come sarà questo nuovo modello è in corso un intenso dibattito. 
Una delle correnti di pensiero sostiene che la crescita [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=10&subd=ambientale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span class="marron_titulo_med"></span><span class="marron_titulo_big"></span><span class="marron">Stephen Leahy</span><br />
<span class="texto1"></span></p>
<p align="right">
<table align="right" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
<tr>
<td><img src="http://www.ipsnotizie.it/_images/transparente.gif%22%20width=" height="1" /></td>
<td class="linksmoll_b_black" align="center" width="180"><img src="http://www.ipsnotizie.it/imagenes/images_site/Green_capitalism_Photo_Stock.jpg" border="0" hspace="0" vspace="0" /></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2"><img src="http://www.ipsnotizie.it/imagenes/transparente.gif" height="2" width="1" /></td>
</tr>
</table>
<p><strong>TORONTO, 15 maggio 2007 (IPS) &#8211; Il capitalismo si è rivelato non sostenibile a livello ambientale e sociale, e perciò la prosperità futura dovrà venire da un nuovo modello economico, sostengono alcuni esperti. Su come sarà questo nuovo modello è in corso un intenso dibattito. </strong></p>
<p>Una delle correnti di pensiero sostiene che la crescita continua può essere eco-compatibile, se verranno adottate tecnologie pulite ed efficienti, e se le economie abbandoneranno la produzione di beni materiali per orientarsi verso i servizi. Un approccio noto come “prosperità sostenibile”.</p>
<p>Gli accordi internazionali per combattere i problemi globali, come l’assottigliamento dello strato d’ozono dell’atmosfera e il cambiamento climatico, hanno utilizzato i principi del mercato per conformarsi al settore privato.</p>
<p>Ma il problema è che “stiamo consumando il 25 per cento in più rispetto a ciò che la Terra può darci ogni anno”, ha segnalato William Rees, della<a href="http://www.scarp.ubc.ca/"> School of Community and Regional Planning</a> della University of British Columbia.<span id="more-10"></span></p>
<p>Rees e altri esperti hanno concluso che il consumo umano annuale delle risorse naturali oltrepassa del 25 per cento la capacità ecologica del pianeta di rigenerare queste stesse risorse; una percentuale in aumento sin dal 1984, quando è stato calcolato per la prima volta il superamento della soglia di capacità.</p>
<p>“Il nostro pianeta ha bisogno di capitale naturale (risorse), come gli alberi, per procurare all’ecosistema i servizi di aria e acqua pulita da cui tutti dipendiamo”, ha spiegato Rees in un’intervista. Rees è stato tra gli ideatori, nel 1992, del concetto di “<a href="http://www.footprintnetwork.org/">impronta ecologica</a>”, un indicatore della porzione di territorio di cui una determinata popolazione necessita per produrre in maniera sostenibile tutte le risorse che consuma, e assorbire i rifiuti.</p>
<p><a href="http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=918">SVILUPPO: Il capitalismo può essere verde?</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ambientale.wordpress.com/10/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ambientale.wordpress.com/10/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ambientale.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ambientale.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ambientale.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ambientale.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ambientale.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ambientale.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ambientale.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ambientale.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ambientale.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ambientale.wordpress.com/10/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=10&subd=ambientale&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il trattato sull’ozono potrebbe rallentare il cambiamento climatico</title>
		<link>http://ambientale.wordpress.com/2007/09/23/il-trattato-sull%e2%80%99ozono-potrebbe-rallentare-il-cambiamento-climatico/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 20:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stephen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[climatico]]></category>
		<category><![CDATA[ozono]]></category>
		<category><![CDATA[Protocollo di Montreal]]></category>

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		<description><![CDATA[Il trattato sull’ozono potrebbe rallentare il cambiamento climatico
Stephen Leahy






 L&#8217;area blu rappresenta lo strato di ozono antartico nel 2006
 Foto: NASA






MONTREAL, 19 settembre 2007 (IPS) &#8211; I delegati di 191 nazioni sono riuniti questa settimana a Montreal, in Canada, per celebrare ed ampliare il trattato sull’ambiente più conosciuto al mondo: il Protocollo di Montreal, per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=9&subd=ambientale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span class="marron_titulo_med"></span><span class="marron_titulo_big">Il trattato sull’ozono potrebbe rallentare il cambiamento climatico</span><br />
<span class="marron">Stephen Leahy</span><br />
<span class="texto1"><br />
</span></p>
<p align="right">
<table align="right" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
<tr>
<td><img src="http://www.ipsnotizie.it/_images/transparente.gif%22%20width=" height="1" /></td>
<td class="linksmoll_b_black" align="center" width="180"><img src="http://www.ipsnotizie.it/imagenes/images_site/ozone_layer_final.jpg" border="0" hspace="0" vspace="0" /><font size="-4"> L&#8217;area blu rappresenta lo strato di ozono antartico nel 2006</font></p>
<p align="center"><em> Foto: NASA</em></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2"><img src="http://www.ipsnotizie.it/imagenes/transparente.gif" height="2" width="1" /></td>
</tr>
</table>
<p><strong>MONTREAL, 19 settembre 2007 (IPS) &#8211; I delegati di 191 nazioni sono riuniti questa settimana a Montreal, in Canada, per celebrare ed ampliare il trattato sull’ambiente più conosciuto al mondo: il Protocollo di Montreal, per proteggere la cappa di ozono. </strong></p>
<p>Dopo aver raggiunto l’obiettivo di eliminare il 95 per cento dei composti chimici, c’è adesso un forte consenso per accelerare il ritiro graduale dei nuovi composti responsabili dell’assottigliamento dell’ozono, che sono anche potenti gas serra.</p>
<p>Molti esperti ritengono infatti che questo incontro potrà contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra molto più del tanto propagandato Protocollo di Kyoto.</p>
<p>Le sfide restano, visto che gli Stati Uniti continuano a fare ampio uso di bromuro di metile, una sostanza implicata nella degradazione dell’ozono (ODS), e il boom economico di Cina e India ha prodotto un rapido aumento del numero di condizionatori che utilizzano sostanze chimiche sostitutive.<span id="more-9"></span></p>
<p>I delegati presenti al ventesimo anniversario del Protocollo di Montreal e alla XIX Conferenza delle Parti si autodefiniscono la “famiglia dell’ozono”. Hanno cominciato a metà degli anni ’80 ad occuparsi della recente scoperta dei buchi e dell’assottigliamento della cappa di ozono, che protegge ogni essere biologico dai danni causati dall’esposizione alle radiazioni ultraviolette (UV) emesse dal sole. Gli accresciuti livelli di raggi UV negli ultimi decenni sono stati collegati alle accresciute incidenze di tumori, malattie degli occhi e altri problemi di salute negli umani e in molte altre specie.</p>
<p>“La scienza che spiega le cause dell’impoverimento dell’ozono non era molto sviluppata all’epoca”, ha osservato Tom McElroy, esperto di ozono presso Environment Canada.</p>
<p>“Ma la comunità internazionale ha continuato ad occuparsi del problema, a causa dei rischi potenziali”, ha detto McElroy in un’intervista.</p>
<p><a href="http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=1006"><span class="marron_titulo_big">Il trattato sull’ozono potrebbe rallentare il cambiamento climatico</span></a></p>
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	</item>
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		<title>Verso un&#8217;economia verde</title>
		<link>http://ambientale.wordpress.com/2007/09/05/verso-uneconomia-verde/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2007 16:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stephen</dc:creator>
				<category><![CDATA[cambiamento di clima]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Stephen Leahy                              

BROOKLIN, Canada, 1 giugno 2007 (IPS) &#8211; L’umanità sta affrontando sfide storiche e senza precedenti a causa del cambiamento climatico e del rapido declino [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ambientale.wordpress.com&blog=1612324&post=5&subd=ambientale&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span class="marron_titulo_big"></span><span class="marron">Stephen Leahy</span>                              <a href="http://ambientale.files.wordpress.com/2007/09/restore-cover-wri-sml.jpg" title="restore-cover-wri-sml.jpg"><img src="http://ambientale.files.wordpress.com/2007/09/restore-cover-wri-sml.jpg?w=241&#038;h=326" alt="restore-cover-wri-sml.jpg" align="right" height="326" width="241" /></a><br />
<span class="texto1"><br />
<strong>BROOKLIN, Canada, 1 giugno 2007 (IPS) &#8211; L’umanità sta affrontando sfide storiche e senza precedenti a causa del cambiamento climatico e del rapido declino degli ecosistemi che sostengono la vita. </strong></span></p>
<p>Lo stato degli ecosistemi del Millennio (<a href="http://www.millenniumassessment.org/%5C" target="_blank">MA, Millennium Ecosystem Assessment</a>) del 2005 rivela che l’83 per cento dei sistemi naturali del pianeta è in grave crisi o quasi. Alla situazione già gravissima, si aggiunge la doppia pressione dovuta alla crescita demografica e agli stili di vita sempre più consumistici.<br />
<span class="texto1"><br />
Si prevede l’aumento della popolazione globale dagli attuali 6,6 miliardi a 9 miliardi entro il 2050. Sebbene avessimo gia superato a metà degli anni ’80 il limite dell’utilizzo sostenibile delle risorse naturali, molti dei 2,4 miliardi di persone che abitano in Cina e in India, proprio ora stanno lottando strenuamente per avvicinarsi allo stile di vita materialistico dei nord-americani.</span></p>
<p>Come possiamo trovare la nostra strada contro la calamità globale che a quanto pare travolgerà rapidamente la razza umana?</p>
<p>L’umanità ha bisogno di un approccio assolutamente nuovo per gestire le risorse da cui tutti noi dipendiamo, ha detto Janet Ranganathan, direttrice del Programma per i popoli e gli ecosistemi del <span class="texto1"><a href="http://www.wri.org/" target="_blank"></a>, gruppo ambientalista con sede a Washington.</span></p>
<p>”Abbiamo bisogno di nuovi metodi per prendere decisioni a tutti i livelli che valorizzino completamente gli ecosistemi e i servizi che ci rendono”, ha aggiunto.</p>
<p>Agricoltura e foreste in quasi tutti i paesi servono solo per massimizzare la produzione alimentare o di legname, ma bisogna iniziare a coinvolgere anche i beni ecologici, e i servizi che anche l’ecosistema offre. Data la particolare importanza di questi servizi, gli ecosistemi dovrebbero essere preservati e migliorati.</p>
<p>”Gli ecosistemi in buona salute sono la nostra migliore protezione dagli impatti del cambiamento climatico”, ha detto all’IPS Ranganathan.</p>
<p><a href="http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=932"><span class="marron_titulo_big">Verso un&#8217;economia verde</span> </a></p>
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